Chi sono

Nato a Como nel 1974, ho terminato i miei studi universitari a Bari nel 2000 discutendo la tesi “Il diritto all’informazione in internet”. Dopo la pratica forense, il conseguimento del titolo di avvocato ed una esperienza biennale da consulente legale in uno studio artistico, nel 2004 ho intrapreso a Milano la libera professione. Nel contempo ho consolidato come area di interesse l’Information Technology. Dal 2004 al 2012 ho diretto il settore giuridico del corso di scrittura creativa organizzato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove, a contatto con scrittori, giornalisti, critici ed altri “professionisti della penna” nonché aspiranti tali, ho potuto coltivare la mia passione per il diritto d’autore. Ho collaborato con una multinazionale di POD (Print On Demand) intervenendo per le questioni legali segnalate nel forum. Dal 2007 sono membro dell’AIPPI, l’Associazione Internazionale per la Protezione della Proprietà Intellettuale. Attualmente collaboro anche per diversi siti web.

Articoli sul diritto d’autore

Di seguito ho raccolto e adattato i miei interventi più seguiti sui forum italiano di Lulu nel primo decennio del 2000. Inviatemi pure commenti, dubbi e domande utilizzando la pagina dei contatti.

La marcatura temporale

La marcatura temporale può costituire per gli autori una valida alternativa agli attuali sistemi di tutela degli inediti quali il deposito di opera inedita presso la SIAE e la classica autospedizione postale, poiché la marca temporale è finalizzata proprio a garantire l’esistenza e la certezza temporale di un file.

La marca temporale avente valore legale è semplicemente un’impronta digitale fornita da un ente certificato conforme alla normativa appositamente prevista: tale impronta viene applicata ad un file per conferirgli la certezza temporale e certificare la sua integrità.

Panoramica del rapporto tra utenti Lulu e obblighi editoriali italiani

Trattandosi di materia relativamente nuova e in considerazione dei recenti interventi normativi, ancora non possiamo contare su un riferimento giurisprudenziale consolidato, ma quanto mi accingo a scrivere è comunque riscontrato da studi e pareri di addetti ai lavori (organismi SIAE, professionisti in ambito fiscale e dirigenti dell’Agenzia delle Entrate).

Lulu è a tutti gli effetti uno stampatore che vende tramite internet ma è priva di un’organizzazione e di una rete distributiva in Italia, quindi vende dall’estero e spedisce in Italia come un qualsiasi venditore americano, assoggettandosi per questo alle normative fiscali applicate alle vendite da USA ad Italia.

Certamente Lulu non può essere considerato un editore in quanto non acquisisce dall’autore alcun diritto e non effettua alcun controllo sui contenuti pubblicati, perciò il responsabile da identificarsi ex art. 2 L. 47/1948 non può che essere l’autore stesso, il quale, per le pubblicazioni non periodiche, è tenuto non solo ad indicare la classica dicitura “stampato in USA (o Gran Bretagna, a seconda dei casi) da Lulu Press” (non occorre specificare l’indirizzo in quanto, trattandosi di marchio registrato, l’identificazione è univoca), ma anche a specificare di essere l’unico responsabile della pubblicazione. Tutto ciò però solo se si adotta l’interpretazione estensiva di “pubblicazione”, considerandola secondo Gutierrez come una mera disponibilità indiscriminata ed incontrollata dell’opera sul territorio italiano a prescindere dalla sua effettiva diffusione. Tuttavia anche nel caso in cui si volesse adoperare tale interpretazione, non dobbiamo dimenticare che Lulu consente di controllare l’accessibilità alle proprie opere in qualsiasi momento, perciò in realtà non può effettivamente parlarsi di una disponibilità indiscriminata ed incontrollata come quella che avviene quando i testi non vengono stampati “on demand” ma in cospicuo numero per essere distribuiti nelle librerie: di conseguenza la legge 47/1948 deve necessariamente trovare applicazione solo considerando la reale diffusione dell’opera in vendita e solo se vengono usati normali canali di vendita editoriale in Italia. Sotto un altro aspetto Lulu difficilmente può essere considerato un sito di commercio elettronico editoriale, bensì più un social network dove i partecipanti possono scambiarsi idee ed opinioni su carta stampata ma estrapolandole da un qualsiasi contesto editoriale vero e proprio: a conferma di ciò solo chi si registra su Lulu può acquistarne i libri. E’ vero che il pacchetto di distribuzione in vendita su Lulu potrebbe dare origine ad una reale ed incontrollata disponibilità del libro in canali di vendita del tutto editoriali, però si tratta sempre di pubblicazione estera poiché in quel caso Lulu diventa editore a tutti gli effetti e si assoggetta alla normativa editoriale americana: in quanto tale ed in virtù della convenzione di Berna, le opere che rispettano le norme editoriali del paese (aderente alla convenzione, naturalmente) in cui vengono pubblicate, possono essere importate da chiunque senza alcuna conseguenza od ulteriore onere. Discorso analogo può essere fatto anche dal punto di vista fiscale: fin quando è Lulu a vendere i libri e ad incassarne il corrispettivo pagando le tasse nel proprio paese, l’autore è tenuto solo a denunciare i redditi percepiti da Lulu come “royalties”.

Discorso completamente diverso, invece, se le opere vengono acquistate in grande quantità dall’autore e poi rivendute tramite le librerie italiane: in questo caso l’autore deve rispettare tutte le normative italiane in materia di editoria ed assume a tutti gli effetti la veste di editore poiché importatore (C.M. 7 agosto 1990, n. 63/490676 e la C.M. 24 dicembre 1997 n. 328/E), sempre che tale distribuzione rientri realmente in un commercio editoriale e non in una diffusione limitata a pochi esemplari (secondo una serie di interpretazioni, l’attività commerciale è rilevante se il suo reddito netto supera i 5.000 euro annui), quindi deve organizzarsi in forma di ente o soggetto che pratica attività editoriale, potendo applicare il regime IVA per gli editori.

Il limite concreto del reddito netto di 5.000 euro l’anno può essere adoperato anche per escludere in modo assoluto l’applicazione della normativa italiana editoriale (ferme restando comunque le norme sul diritto d’autore così come riconosciute dalla Convenzione di Berna) agli autori, a prescindere da qualsiasi argomentazione, per un motivo abbastanza semplice: se io, autore, sono costretto dalla legge a comportarmi come un editore, devo essere nei presupposti per poterlo diventare: siccome il presupposto indispensabile per un editore è l’esercizio di un’attività commerciale per il quale la legge di fatto stabilisce quel limite minimo, l’autore che non supera quel limite non potrà essere soggetto ad alcuna legge editoriale.

In conclusione, l’autore non deve preoccuparsi di nulla se si trova in una delle seguenti situazioni:

– dalle vendite dei suoi libri non ricava un guadagno netto superiore a 5.000 euro all’anno;
– le vendite vengono effettuate solo tramite Lulu.

Posted on 03 of April, 2008

Normativa fiscale su importazioni e rivendita

A compendio della sezione “Utenti Lulu e fisco”, riporto alcune mie considerazioni inerenti l’applicazione della normativa fiscale in tema di importazioni e rivendita che ho pubblicato sul forum di Lulu.

1) Lulu non effettua la stampa nel territorio italiano, perciò non è tenuto a nominare il referente fiscale, come previsto per gli enti esteri che operano in Italia.
2) La vendita nelle librerie non è necessariamente attuabile solo con un rapporto editoriale: se il soggetto dispone di partita IVA e se sostanzialmente la sua attività editoriale è inserita nell’oggetto della sua impresa, può (e non deve, dato che si tratta di un regime agevolato) assoggettarsi al regime editoriale, usufruendo dell’aliquota del 4% anziché il 20%. Se invece il soggetto non dispone di partita IVA e non sussistono i presupposti per aprirla in quanto i suoi redditi da lavoro autonomo di carattere commerciale non superano i limiti stabiliti dalla legge, può vendere i suoi libri alla libreria emettendo ricevuta fiscale priva di IVA, cosicché la libreria possa rivendere i libri applicando l’IVA a seconda del regime fiscale di competenza della libreria medesima.
3) Se non si acquista il pacchetto “published by Lulu”, quindi di regola, Lulu risulta sempre e comunque un semplice stampatore. Se invece si acquista quel pacchetto, allora Lulu figurerà come editore e le librerie italiane potranno acquistare le copie dai distributori esteri incaricati da Lulu con fatturazione regolare, assoggettandosi direttamente alle normative sulle importazioni.
4) L’autofatturazione prevista dall’art. 17 c. 3 DPR 633/72 per l’importazione di prodotti dall’estero riguarda solo soggetti che dispongono di partita IVA, perché appunto si tratta di fattura.

Quindi da tutto ciò si evince che le vendite su Lulu di per loro non generano alcuna problematica fiscale (sia per le importazioni, sia per la rivendita) per gli utenti che non svolgono professionalmente attività commerciale.

Posted on Tuesday 25 of September, 2007

Obbligo di deposito ex L. 106/2004

Oltre all’obbligo previsto dall’art. 103 della Legge sul Diritto d’Autore, l’unica attuale normativa che concerne l’obbligo di deposito di opere pubblicate è costituita dalla Legge n. 106/2004 e dal suo regolamento di attuazione Decreto del Presidente della Repubblica n. 252/2006 (le quali disposizioni, come stabilito dall’art. 8 della L 106/2004, sostituiscono i precedenti obblighi, tra cui quello del deposito presso la Prefettura, di cui alla legge 2 febbraio 1939, n. 374, come modificata dal decreto legislativo luogotenenziale 31 agosto 1945, n. 660, nonché al regolamento di cui al regio decreto 12 dicembre 1940, n. 2052 e all’articolo 23 del decreto legislativo luogotenenziale 1º marzo 1945, n. 82), sebbene tuttora esistano molti dubbi interpretativi e soprattutto pratici che le rendono ancora non molto semplici da applicare.

Innanzitutto, è bene specificare lo scopo delle predette norme, il loro ambito di applicazione, nonché i soggetti e le opere per i quali sussiste l’obbligo.

A tal proposito riporto i primi quattro articoli della L. 106/2004:

Art. 1.(Oggetto)
1. Al fine di conservare la memoria della cultura e della vita sociale italiana sono oggetto di deposito obbligatorio, di seguito denominato “deposito legale”, i documenti destinati all’uso pubblico e fruibili mediante la lettura, l’ascolto e la visione, qualunque sia il loro processo tecnico di produzione, di edizione o di diffusione, ivi compresi i documenti finalizzati alla fruizione da parte di portatori di handicap.
2. Il deposito legale è diretto a costituire l’archivio nazionale e regionale della produzione editoriale, rappresentata dalle tipologie di documenti di cui all’articolo 4, e alla realizzazione di servizi bibliografici nazionali di informazione e di accesso ai documenti oggetto di deposito legale. Dalla predetta disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
3. I documenti destinati al deposito legale sono quelli prodotti totalmente o parzialmente in Italia, offerti in vendita o altrimenti distribuiti e comunque non diffusi in ambito esclusivamente privato; per quanto attiene ai documenti sonori e audiovisivi, sono destinati al deposito legale anche quelli distribuiti su licenza per il mercato italiano.
4. I documenti di cui al presente articolo sono depositati presso la Biblioteca nazionale centrale di Firenze e la Biblioteca nazionale centrale di Roma, nonché presso gli istituti individuati dal regolamento di cui all’articolo 5, anche ai fini dell’espletamento dei servizi di cui all’articolo 2, salvo quanto disposto dal medesimo regolamento per i documenti di cui all’articolo 4, comma 1, lettere o) e p).

Art. 2.(Finalità)
1. Per consentire il raggiungimento degli obiettivi di cui al comma 2 dell’articolo 1, il deposito legale si riferisce specificamente:
a) alla raccolta ed alla conservazione dei documenti di cui all’articolo 1;
b) alla produzione ed alla diffusione dei servizi bibliografici nazionali;
c) alla consultazione ed alla disponibilità dei medesimi documenti, nel rispetto delle norme sul diritto d’autore e sui diritti connessi, nonché sull’abusiva riproduzione di opere librarie;
d) alla documentazione della produzione editoriale a livello regionale.

Art. 3.(Soggetti obbligati)
1. I soggetti obbligati al deposito legale sono:
a) l’editore o comunque il responsabile della pubblicazione, sia persona fisica che giuridica;
b) il tipografo, ove manchi l’editore;
c) il produttore o il distributore di documenti non librari o di prodotti editoriali similari;
d) il Ministero per i beni e le attività culturali, nonché il produttore di opere filmiche.

Art. 4.(Categorie di documenti destinati al deposito legale)
1. Le categorie di documenti destinati al deposito legale sono:
a) libri;
b) opuscoli;
c) pubblicazioni periodiche;
d) carte geografiche e topografiche;
e) atlanti;
f) grafica d’arte;
g) video d’artista;
h) manifesti;
i) musica a stampa;
l) microforme;
m) documenti fotografici;
n) documenti sonori e video;
o) film iscritti nel pubblico registro della cinematografia tenuto dalla Società italiana autori ed editori (SIAE);
p) soggetti, trattamenti e sceneggiature di film italiani ammessi alle provvidenze previste dall’articolo 20 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28;
q) documenti diffusi su supporto informatico;
r) documenti diffusi tramite rete informatica non rientranti nelle lettere da a) a q).

L’art. 1 comma 3 precisa che i documenti destinati al deposito legale sono quelli prodotti totalmente o parzialmente in Italia, quindi i libri venduti mediante Lulu, essendo interamente prodotti all’estero, non sono soggetti a tale obbligo.

In ogni caso Lulu non è un editore e, pur considerato tale in conseguenza di acquisto del pacchetto di distribuzione, comunque non ha alcuna stabile organizzazione in Italia perciò non è soggetto alla legge italiana: stesso discorso vale per lo stampatore. Si potrebbe discutere sul valore di quel “responsabile della pubblicazione” di cui all’art. 3 comma 1 lett. a) e sulla possibilità che possa riferirsi direttamente al titolare dell’account di Lulu sotto il quale il libro viene pubblicato, ma l’accezione ordinaria di questo termine è normalmente attribuito ad una figura professionale all’interno di una redazione editoriale.

Non sono queste però le uniche motivazioni che inducono a ritenere non applicabile la legge sui depositi legali per i libri stampati da Lulu: ci sono infatti diverse argomentazioni interpretative di dettaglio sul resto delle norme che confermano ampliamente tale esclusione.

Per ogni altra informazione riguardante il deposito legale, rimando alla pagina web esplicativa pubblicata sul sito della Direzione generale per i beni librari, ossia www.librari.beniculturali.it/generaNews.jsp?id=18.

Posted on Sunday 10 of June, 2007

Pseudonimo

I principali articoli della legge 633 del 1941 (legge sul diritto d’autore – LDA) che riguardano lo pseudonimo sono i seguenti.

Art. 8
E’ reputato autore dell’opera, salvo prova contraria chi é in essa indicato come tale, nelle forme d’uso, ovvero é annunciato come tale, nella recitazione, esecuzione, rappresentazione e radiodiffusione dell’opera stessa.
Valgono come nome lo pseudonimo, il nome d’arte, la sigla o il segno convenzionale, che siano notoriamente conosciuti come equivalenti al nome vero.

Art. 9
Chi abbia rappresentato, eseguito o comunque pubblicato un’opera anonima o pseudonima é ammesso a far valere i diritti dell’autore, finché questi non si sia rivelato.
Questa disposizione non si applica allorché si tratti degli pseudonimi indicati nel secondo comma dell’articolo precedente.

Art. 21
L’autore di un’opera anonima o pseudonima ha sempre il diritto di rivelarsi e di far riconoscere in giudizio la sua qualità di autore.
Nonostante qualunque precedente patto contrario, gli aventi causa dell’autore che si sia rivelato ne dovranno indicare il nome nelle pubblicazioni, riproduzioni, trascrizioni, esecuzioni, rappresentazioni, recitazioni e diffusioni o in qualsiasi altra forma di manifestazione o annuncio al pubblico.

Art. 27
Nelle opere anonime o pseudonime, fuori del caso previsto nel capoverso dell’art. 8, la durata dei diritti di utilizzazione economica é di settant’anni a partire dalla prima pubblicazione, qualunque sia la forma nella quale essa é stata effettuata.
Se prima della scadenza di detto termine l’autore si é rivelato o la rivelazione é fatta dalle persone indicate dall’art. 23 o da persone autorizzate dall’autore, nelle forme stabilite dall’articolo seguente, si applica il termine di durata determinato nell’art. 25.

Art. 28
Per acquistare il beneficio della durata normale dei diritti esclusivi di utilizzazione economica, la rivelazione deve essere fatta mediante denuncia all’ufficio della proprietà letteraria, scientifica ed artistica presso il ministero della cultura popolare, secondo le disposizioni stabilite nel regolamento.
La denuncia di rivelazione é pubblicata nelle forme stabilite da dette disposizioni ed ha effetto a partire dalla data del deposito della denuncia di fronte ai terzi che abbiano acquistati diritti sull’opera come anonima o pseudonima.

Quindi pubblicare con lo pseudonimo equivale giuridicamente a pubblicare con il nome reale eccetto per la durata dei diritti patrimoniali (70 anni dopo la pubblicazione dell’opera pseudonima anziché dopo la morte dell’autore riconosciuto): per evitare tale diseguaglianza è comunque prevista la procedura della rivelazione dello pseudonimo. Per tutte le informazioni relative, si può consultare il sito del Ministero dei beni culturali alla sezione “diritto d’autore”.

Senza ricorrere alla rivelazione presso il Ministero, è comuque opportuno conservare in privato una copia dell’opera (in forma digitale o cartacea) con data certa in cui figuri il nome reale dell’autore e lo pseudonimo con il quale è stata pubblicata (per i formati digitali, si vedano le informazioni sulla marca temporale nel mio apposito articolo).

Posted on Monday 16 of April, 2007

Concetto di edizione e pubblicazione

Nel forum italiano di Lulu diverse persone si sono preoccupate di sapere se una pubblicazione su Lulu equivale ad una vera e propria pubblicazione o edizione cartacea effettuata da una casa editrice, magari valevole per ottenere un punteggio migliore nei concorsi pubblici, ove previsto, oppure per scopi analoghi.

Il concetto di edizione è desumibile dall’art. 118 LDA che, nel definire il contratto di edizione, lo considera come “l’esercizio del diritto di pubblicare per le stampe l’opera dell’ingegno”.

Entrando maggiormente nel merito della definizione, un’opera viene considerata pubblicata quando viene “offerta per la prima volta alla conoscenza di un pubblico indifferenziato” (cfr. Bianca Manuela Gutierrez, Tutela del diritto di autore, stampato da Giuffrè editore, 2000, pag. 88 ), perciò nel momento in cui un utente Lulu, anche per poco tempo e senza venderne nemmeno una copia (sebbene comunque sia meglio che l’autore ne conservi una per sé), rende la propria opera disponibile al pubblico in forma di stampa, l’opera in questione deve considerarsi edita.

Posted on Wednesday 24 of January, 2007

Inserire link

In merito ai link non esiste un riferimento normativo certo, né la giurisprudenza italiana si è espressa ufficialmente, però esistono diverse sentenze straniere che non ritengono ammissibile il cosiddetto “deep linking” ossia la pratica di inserire un link diretto ad una parte di un sito che non sia la home page (come per esempio può essere un collegamento diretto ad un articolo di un periodico telematico).

Senza dubbio si può affermare invece che per i contenuti protetti non è ammesso il “framing” ossia l’apertura di una pagina esterna in un frame interno al proprio sito, cioè insomma se cliccando sul link, la url principale della pagina rimane con il dominio della pagina di provenienza.

Ad ogni modo non bisogna confondere il link con la citazione (al riguardo si veda il relativo articolo sul mio blog), perché non è detto che se metto un link devo citare anche autore, editore ed eventuale traduttore (art. 70 LDA). Infatti il link è un rinvio diretto, non un modo per far proprie delle parole altrui: se io invece inserisco una citazione tratta da un articolo di un periodico telematico reperito in internet, posso inserire un link, ma non sono tenuto a farlo perché mi basta semplicemente indicare autore, editore ed eventuale traduttore. Al contrario, il link non può sostituire l’indicazione obbligatoria per legge degli aventi diritto perché la fonte su internet può sempre cambiare o non essere più presente in quanto cancellata.

Tirando le somme, se si tratta di una citazione bisogna sempre indicare autore, editore ed eventuale traduttore; se poi si aggiunge anche un link o lo si mette al posto della citazione, per non correre rischi di alcun genere bisogna indicare il link alla home page e magari precisare il percorso per arrivare alla destinazione di riferimento.

Giusto per smentirmi, indico il collegamento diretto all’articolo su Wikipedia che mi sembra alquanto completo sull’argomento:http://it.wikipedia.org/wiki/Deep_linking. In tal caso però si tratta di contenuti liberi da alcun vincolo, perciò è consentito, anche per il framing (purché senza scopo di lucro e almeno con l’indicazione che si tratta di una pagina presa dall’esterno).

Posted on Saturday 20 of January, 2007

Bollini SIAE sui supporti contenenti opere multimediali e software

Nella sezione generica sulle questioni legali inerenti Lulu è stato sfiorato l’argomento dei famigerati bollini SIAE.

Come già accennato, il contrassegno, alias “bollino”, altro non è che una certificazione rilasciata dalla SIAE che attesta il pagamento dei diritti agli autori ad essa iscritti, nonché di altri oneri che la legge impone per l’utilizzo delle opere dell’ingegno.

Per le opere non multimediali o non concernenti i software, il bollino deve essere per lo più applicato sui supporti che le contengono solo se gli aventi diritto sono tutelati dalla SIAE.

Per le opere multimediali e per i software, invece, è prevista una diversa disciplina in materia di bollini, sancita prevalentemente dall’art. 181 bis della L.633/41 (LDA).

Articolo 181 Bis – (Contrassegno SIAE)
TITOLO V – Enti di diritto pubblico per la protezione e l’esercizio dei diritti di autore
1. Ai sensi dell’articolo 181 e agli effetti di cui agli articoli 171 bis e 171 ter, la Società italiana degli autori ed editori (SIAE) appone un contrassegno su ogni supporto contenente programmi per elaboratore o multimediali nonché su ogni supporto contenente suoni, voci o immagini in movimento, che reca la fissazione di opere o di parti di opere tra quelle indicate nell’articolo 1, primo comma, destinati ad essere posti comunque in commercio o ceduti in uso a qualunque titolo a fine di lucro. Analogo sistema tecnico per il controllo delle riproduzioni di cui all’articolo 68 potrà essere adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sulla base di accordi tra la SIAE e le associazioni delle categorie interessate.
2. Il contrassegno è apposto sui supporti di cui al comma 1 ai soli fini della tutela dei diritti relativi alle opere dell’ingegno, previa attestazione da parte del richiedente dell’assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d’autore e sui diritti connessi. In presenza di seri indizi, la SIAE verifica, anche successivamente, circostanze ed elementi rilevanti ai fini dell’apposizione.
3. Fermo restando l’assolvimento degli obblighi relativi ai diritti di cui alla presente legge, il contrassegno, secondo modalità e nelle ipotesi previste nel regolamento di cui al comma 4. che tiene conto di apposite convenzioni stipulate tra la SIAE e le categorie interessate, può non essere apposto sui supporti contenenti programmi per elaboratore disciplinati dal decreto legislativo 29 dicembre 1992, n. 518, utilizzati esclusivamente mediante elaboratore elettronico, sempre che tali programmi non contengano suoni, voci o sequenze di immagini in movimento tali da costituire opere fonografiche, cinematografiche o audiovisive intere, non realizzate espressamente per il programma per elaboratore, ovvero loro brani o parti eccedenti il cinquanta per cento dell’opera intera da cui sono tratti, che diano luogo a concorrenza all’utilizzazione economica delle opere medesime. In tali ipotesi la legittimità dei prodotti, anche ai fini della tutela penale di cui all’articolo 171 bis, è comprovata da apposite dichiarazioni identificative che produttori e importatori preventivamente rendono alla SIAE.
4. I tempi, le caratteristiche e la collocazione del contrassegno sono individuati da un regolamento di esecuzione da emanare con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri entro centottanta giorni .dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sentite la SIAE e le associazioni di categoria interessate, nei termini più idonei a consentirne la agevole applicabilità, la facile visibilità e a prevenire l’alterazione e la falsificazione delle opere. Fino alla data di entrata in vigore del predetto regolamento, resta operativo il sistema di individuazione dei tempi, delle caratteristiche e della collocazione del contrassegno determinatosi sotto la disciplina previgente. Le spese e gli oneri, anche per il controllo, sono a carico dei richiedenti e la loro misura, in assenza di accordo tra la SIAE e le categorie interessate, è determinata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il comitato consultivo permanente per il diritto di autore.
5. Il contrassegno deve avere, comunque, caratteristiche tali da non poter essere trasferito su altro supporto. Deve contenere elementi tali da permettere la identificazione del titolo dell’opera per la quale è stato richiesto, del nome dell’autore, del produttore o del titolare del diritto d’autore. Deve contenere altresì l’indicazione di un numero progressivo per ogni singola opera riprodotta o registrata nonché della sua destinazione alla vendita, al noleggio e a qualsiasi altra forma di distribuzione.
6. L’apposizione materiale del contrassegno può essere affidata anche in parte al richiedente o ad un terzo da questi delegato, i quali assumono le conseguenti responsabilità a termini di legge. I medesimi soggetti informano almeno trimestralmente la SIAE circa l’attività svolta e lo stadio di utilizzo del materiale consegnato. Ai fini della tempestiva apposizione del contrassegno, fuori dei casi in cui esista apposita convenzione tra il produttore e la SIAE, l’importatore ha l’obbligo di dare alla SIAE preventiva notizia dell’ingresso nel territorio nazionale dei prodotti, Si osservano le disposizioni di cui al comma 4.
7. Nei casi di cui al comma 6, la SIAE e il richiedente possono concordare che l’apposizione del contrassegno sia sostituita. da attestazione temporanea resa ai sensi del comma 2, corredata dalla presa d’atto della SIAE.
8. Agli effetti dell’applicazione della legge penale, il contrassegno è considerato segno distintivo di opera dell’ingegno.

Il suddetto articolo di legge deve essere integrato con le seguenti disposizioni regolamentari.

Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11.07.2001, n. 338 Regolamento di esecuzione delle disposizioni relative al contrassegno della Società italiana degli autori e degli editori (S.I.A.E.) di cui all’articolo 181-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, come introdotto dall’articolo 10 della legge 18 agosto 2000, n. 248, recante nuove norme di tutela del diritto d’autore.

Articolo 5 – Supporti contenenti programmi per elaboratore ovvero multimediali[In vigore dal 6 settembre 2001]

1. Ai fini dell’applicazione del comma 1 dell’articolo 181 bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, come introdotto dall’articolo 10 della legge 10 agosto 2000, n. 248, per supporti contenenti programmi per elaboratore ovvero multimediali si intendono i supporti comunque confezionati contenenti programmi destinati ad essere posti in commercio o ceduti in uso a qualunque titolo a fini di lucro ed in particolare:
a) i programmi aventi carattere di sistema operativo, applicazione o archivio di contenuti multimediali prodotti in serie sui supporti di cui al comma 1, fruibili mediante collegamento e lettura diretta del supporto, quali dischetti magnetici (floppy disk), CD ROM, schede di memoria (memory card), o attraverso installazione mediante il medesimo supporto su altra memoria di massa destinata alla fruizione diretta mediante personal computer;
b) i programmi destinati alla lettura ed alla fruizione su apparati specifici per videogiochi, quali playstation o consolle comunque denominati, ed altre applicazioni multimediali quali player audio o video.
2. Sono comunque ricompresi nell’ambito di applicazione del presente regolamento i programmi per elaboratore ovvero multimediali contenenti applicazioni di tipo videogioco, enciclopedia ovvero dizionario, destinati a qualsivoglia forma di intrattenimento o per fruizione da parte di singoli utilizzatori o di gruppi in ambito privato, scolastico o accademico.
3. Sono esclusi dall’ambito di applicazione dell’articolo 181 bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, i supporti contenenti programmi per elaboratore:
a) accessoriamente distribuiti nell’ambito della vendita di contratti di licenza d’uso multipli sulla base di accordi preventivamente conclusi con la S.I.A.E.;
b) distribuiti gratuitamente con il consenso del titolare dei diritti;
c) distribuiti mediante scaricamento diretto (download) e conseguente installazione sul personal computer dell’utente attraverso server o siti Internet se detti programmi non vengano registrati a scopo di profitto in supporti diversi dall’elaboratore personale dell’utente, salva la copia privat a (back-up);
d) distribuiti esclusivamente al fine di far funzionare o per gestire specifiche periferiche o interfacce (driver) oppure destinate all’aggiornamento del sistema o alla risoluzione di conflitti software ed hardware se derivanti da software già installato;
e) destinati esclusivamente al funzionamento di apparati o sistemi di telecomunicazione quali modem o terminali, sistemi GPRS (general pocket radio service) o inclusi in apparati audio/video e destinati al funzionamento degli stessi o inclusi in apparati radiomobili cellulari, se con i medesimi confezionati e distribuiti in quanto destinati esclusivamente al funzionamento degli stessi;
f) inclusi in apparati di produzione industriale, di governo di sistemi di trasporto e mobilità, di impianti di movimentazione e trasporto merci o in apparati destinati al controllo ovvero alla programmazione del funzionamento di elettrodomestici, se con i medesimi confezionati e distribuiti in quanto destinati esclusivamente al funzionamento degli stessi;
g) inclusi in apparati di analisi biologica o chimica ovvero di gestione di apparati di tipo medico, o sanitario, di misurazione ed analisi se con i medesimi prodotti e distribuiti in quanto destinati esclusivamente al funzionamento degli stessi;
h) destinati esclusivamente alla funzione di ausilio o supporto per le persone disabili ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
i) aventi carattere di sistema operativo, applicazione o distribuzione di servizi informatici (server) destinati ad essere preinstallati su di un elaboratore elettronico e distribuiti all’utente finale insieme ad esso.

Articolo 6 – Dichiarazione identificativa sostitutiva del contrassegno [In vigore dal 6 settembre 2001]
1. Nei casi indicati dal comma 3 dell’articolo 181 bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, il titolare dei diritti, o un suo delegato, può rendere alla S.I.A.E., in sostituzione del contrassegno, l’apposita dichiarazione identificativa. Tale dichiarazione non comporta oneri per il richiedente.
2. Nei casi previsti dal comma 1, il titolare dei diritti o un suo delegato invia alla S.I.A.E. la dichiarazione identificativa, sostitutiva del contrassegno, anche in via cumulativa con riferimento a determinate tipologie di supporti preventivamente indicati. Tale dichiarazione comprova la legittimità dei supporti stessi anche ai fini della tutela penale di cui all’articolo 171 bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, come modificata dall’articolo 13 della legge 18 agosto 2000, n. 248.
3. La dichiarazione identificativa autocertifica la conformità della tipologia dei supporti alle previsioni di cui al terzo comma dell’articolo 181 bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, e di cui al presente regolamento, e, a tal fine, contiene le seguenti informazioni:
a) titolo del prodotto;
b) nome e indirizzo del titolare del diritto o del suo delegato;
c) codice identificativo del prodotto, se disponibile;
d) attestazione di assolvimento di tutti gli obblighi sanciti dalla legge sul diritto d’autore, qualora i programmi contengano opere dell’ingegno tutelate dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, o loro brani o parti.
4. La dichiarazione identificativa può essere effettuata anche cumulativamente per più versioni di prodotti informatici. A tal fine e’ sufficiente indicare il titolo del prodotto base, senza necessita’ di indicare separatamente le diverse versioni del medesimo prodotto, fra cui, in particolare, le diverse versioni linguistiche, gli aggiornamenti, le versioni distinte per canale di distribuzione o per utente finale.
5. La dichiarazione identificativa deve pervenire alla S.I.A.E. prima dell’immissione in commercio o importazione dei supporti nel territorio nazionale. L’invio deve essere effettuato con modalità idonea a far constatare la data di ricevimento da parte della S.I.A.E.. Il dichiarante e’ tenuto a custodire, per i tre anni successivi al termine del periodo di commercializzazione, un esemplare di ciascun prodotto dichiarato, unitamente a copia della relativa dichiarazione. Per ogni necessario controllo detti supporti possono essere richiesti dalla S.I.A.E. presso i soggetti e nei luoghi indicati nella dichiarazione identificativa. Tale custodia, a cura e spese del dichiarante, non comporta oneri per la S.I.A.E., neppure con riferimento ad eventuali spese di consegna degli esemplari.
5 bis. La S.I.A.E. Può chiedere informazioni e documenti con riferimento ai dati di cui ai commi 3, 4 e 5. La richiesta di informazioni o documenti da parte della S.I.A.E. non sospende la facoltà di commercializzare i prodotti.
6. Le disposizioni di cui al presente articolo sono dettate al solo fine di definire l’ambito di applicazione dell’articolo 181 bis della citata legge n. 633 del 1941, nonché l’ambito operativo della dichiarazione identificativa sostitutiva del contrassegno e lasciano totalmente impregiudicata la protezione del diritto d’autore e dei diritti connessi, cosi’ come disposta dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni ed integrazioni, anche in relazione alla utilizzazione non eccedente il cinquanta per cento delle opere intere.
7. Le dichiarazioni identificative previste dal comma 3 dell’articolo 181 bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, e dal presente articolo riferite a supporti prodotti o importati nel territorio nazionale nel periodo ricompreso tra la data di entrata in vigore della legge 18 agosto 2000, n. 248, e quella di entrata in vigore del presente regolamento sono presentate alla S.I.A.E. dai produttori o dagli importatori nel termine di novanta giorni decorrenti dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, secondo le modalità indicate dal presente articolo. In ogni caso é attestata da parte dei dichiaranti, sotto la relativa responsabilità, l’originalità dei supporti e l’assolvimento di tutti gli obblighi relativi ai diritti previsti dalla vigente normativa in materia di diritto d’autore, con ogni facoltà di verifica da parte della S.I.A.E. Sono fatti salvi in ogni caso gli atti e i rapporti intervenuti tra la S.I.A.E. ed i soggetti indicati dall’articolo 181 bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, a seguito dell’entrata in vigore della legge 18 agosto 2000, n. 248.

Quindi, ove previsto, il bollino deve essere applicato dal soggetto che materialmente effettua il commercio dei supporti in Italia, a meno che tale soggetto non debba rispondere per appartenenza territoriale ad una legislazione diversa da quella italiana per la quale già assolve gli obblighi previsti in materia di tutela dei diritti d’autore.

Conseguentemente Lulu, ente americano, nel momento in cui assolve gli obblighi che la legge degli USA prevede in materia di diritti d’autore, non è tenuta ad applicare i bollini, quindi tutti gli acquisti che vengono effettuati direttamente dal suo sito web sono assolutamente legali. Quando invece gli utenti italiani comprano su Lulu dei supporti multimediali e poi, da aventi diritto, hanno intenzione di rivendere gli stessi supporti a qualcun altro in Italia, devono applicare i bollini previsti dalla nostra legge (con le eccezioni previste dagli articoli sopra riportati), indipendentemente dall’iscrizione o meno alla SIAE degli aventi diritto, la quale iscrizione determina solo l’entità del compenso che dovrà essere corrisposto alla SIAE. Per ottenere informazioni sui costi e sulle modalità di erogazione dei bollini, basta visitare il sito web della SIAE e selezionare “contrassegni (bollini)”.

Da ultimo, la sentenza della Corte di Giustizia Europea in data 8/11/2007 ha di fatto cancellato l’obbligo di apposizione dei bollini stabilito dalle suddette norme: ad ogni modo il bollino resta comunque una prova incisiva della legalità dei supporti multimediali sotto il profilo dei diritti d’autore (come confermato dalla sentenza emessa dalla Corte di Cassazione n. 32064 del 31/07/2008), pertanto, seppur non più obbligatori, per la distribuzione in Italia effettuata direttamente dagli autori tale adempimento è per lo meno consigliabile.

Posted on Thursday 23 of November, 2006

Protezione del titolo dell’opera

La legge 633/41 (LDA) è abbastanza chiara in merito:

Titolo II Capo VIII – Protezione del titolo, delle rubriche, dell’aspetto esterno dell’opera, degli articoli e di notizie – Divieto di taluni atti di concorrenza sleale
Articolo 100 – (Riproduzione di titoli e di rubriche)
Il titolo dell’opera, quando individui l’opera stessa, non può essere riprodotto sopra altra opera senza il consenso dell’autore.
Il divieto non si estende ad opere che siano di specie o carattere così diverso da risultare esclusa ogni possibilità di confusione.
È vietata egualmente, nelle stesse condizioni, la riproduzione delle rubriche che siano adoperate nella pubblicazione periodica in modo così costante da individuare l’abituale e caratteristico contenuto della rubrica.
Il titolo del giornale, delle riviste o di altre pubblicazioni periodiche non può essere riprodotto in altre opere della stessa specie o carattere, se non siano decorsi due anni da quando è cessata la pubblicazione del giornale.

Ad ogni modo, ci sono svariati modi in cui una violazione del diritto d’autore (o altra violazione connessa alle opere in generale) può verificarsi. In questo caso, tutto s’incentra sul legame intrinseco che si stabilisce tra opera e titolo, dalle intenzioni dell’autore che usa un titolo altrui, sull’effetto concreto e sul testo ripetuto.

Per configurare una violazione ex art. 100, la confusione deve essere univoca, oggettiva ed effettiva: normalmente poi viene rilevata solo se la confusione coinvolge opere di successo, proprio perché in tale maniera si concretizza la concorrenza sleale. Un modo per mitigare l’effetto della confusione è rendere ben evidente il nome dell’autore e/o aggiungere una didascalia apposta. E’ chiaro inoltre che se invece ci sono molte opere con lo stesso nome appartenenti ad autori diversi, non può esserci univoca confusione e oltretutto il legame intrinseco tra il titolo e quell’opera si perde.

Bisogna poi valutare il titolo che viene ripetuto. Se si tratta di parole o frasi semplici, in genere non c’è alcun problema perché oltre a perdersi il predetto legame intrinseco, in effetti è difficile che si realizzi una oggettiva confusione nel senso prima descritto. Invece, se di per sé il titolo possiede delle connotazioni di originalità, creatività e novità tali da poterlo definire un’opera autonoma (ricordo che anche il semplice aforisma può essere tutelato come opera, per non parlare delle celebri poesie brevissime come m’illumino… ), allora la sua ripetizione può integrare anche un plagio a tutti gli effetti.

Posted on Wednesday 22 of November, 2006

Opere di pubblico dominio

L’art. 25 della LDA dispone che i diritti di utilizzazione economica dell’opera durano tutta la vita dell’autore e sino al termine del settantesimo anno solare dopo la sua morte.

L’opera, dopo quel limite di tempo, diventa quindi di pubblico dominio: ciononostante, cessa solo la titolarità dei diritti patrimoniali, ossia la possibilità esclusiva di sfruttare economicamente l’opera e tutte le altre facoltà previste dalla LDA (traduzioni, rappresentazioni in pubblico, trasformazioni, ecc.), non anche il diritto morale, cioè sostanzialmente il diritto alla paternità e a conservare l’integrità dell’opera e l’immagine dell’autore. Il diritto morale non è soggetto ad alcun limite temporale e viene esercitato dall’autore, dai suoi parenti e per finalità pubbliche anche dal ministro dei beni e attività culturali.

Perciò se la composizione diventa di pubblico dominio, la si può vendere, non plagiarla o modificarla in modo scriteriato. Se per esempio si tratta di una composizione musicale, la si può remixare (con moderazione) o usarla come colonna sonora in un film o rappresentarla in pubblico, il tutto anche facendosi pagare, ma bisogna sempre rispettarne l’integrità sostanziale e soprattutto riconoscerne la paternità. Certo, dopo un lungo periodo di tempo, in assenza di parenti dell’autore e in considerazione di opere non celebri, la tutela del diritto morale risulta praticamente inconcretizzabile.

La normativa di riferimento è la seguente:

Art. 20 LDA
Indipendentemente dai diritti esclusivi di utilizzazione economica della opera, previsti nelle disposizioni della sezione precedente, ed anche dopo la cessione dei diritti stessi, l’autore conserva il diritto di rivendicare la paternità dell’opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione, ed a ogni atto a danno dell’opera stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione.

Art. 23 LDA
Dopo la morte dell’autore il diritto previsto nell’art. 20 può essere fatto valere, senza limite di tempo, dal coniuge e dai figli e, in loro mancanza, dai genitori e dagli altri ascendenti e da discendenti diretti; mancando gli ascendenti ed i discendenti, dai fratelli e dalle sorelle e dai loro discendenti.
L’azione, qualora finalità pubbliche lo esigano, può altresì essere esercitata dal ministro per la cultura popolare, sentita l’associazione sindacale competente.

Per scoprire se un’opera è di pubblico dominio, non esiste un elenco ufficiale di opere tutelate, quindi bisogna controllare presso il sito web della SIAE o direttamente presso le sue sedi territoriali. Sottolineo che le predette istruzioni valgono per gli iscritti alla SIAE, non anche per tutti gli altri autori di cui le opere non sono ancora di pubblico dominio, perciò è comunque consigliabile una ricerca caso per caso.

Posted on Saturday 18 of November, 2006

Le biografie

Non esistono delle disposizioni specifiche che non consentono a qualcuno di scrivere una biografia su una persona, però esistono delle azioni legali appositamente finalizzate a tutelare l’uso del nome altrui, ma solo nel caso in cui tale uso risulti nocivo. Inoltre c’è la tutela della reputazione, dell’immagine, della privacy che un libro, specialmente se pubblicato, può violare e dar luogo così a risarcimenti, correzioni obbligate e quant’altro, fino a sanzioni penali. Inoltre sarebbe opportuno, per evitare lamentele “ex post”, farsi rilasciare un’autorizzazione scritta, sebbene alcuni non lo facciano e pubblichino le loro biografie con la postilla “non autorizzata”, giusto per dare meno autorevolezza al testo e limitando così la sua eventuale portata dannosa.

Posted on Friday 10 of November, 2006

Utenti Lulu e fisco

Il seguente è un estratto dei miei interventi sul forum italiano di Lulu.

La legge italiana impone che per ogni attività commerciale (cioè sostanzialmente diretta allo scambio di beni e servizi) esercitata in Italia venga aperta la partita IVA, ossia la gestione dell’imposta sul valore aggiunto, quell’imposta che si applica sull’incremento di valore che l’attività di una persona fornisce al bene o al servizio venduto ai consumatori finali. Nell’ambito della vendita dei supporti per uso personale, tale imposta non interviene sulla qualità di autore, quanto sul prodotto in cui l’opera è contenuta. Per questa specifica attività quindi l’autore verrà soggetto all’imposta predetta. Ciononostante la legge stabilisce che l’attività pur commerciale è esente dal regime IVA se esercitata in modo non abituale. Sulla base di un’interpretazione dottrinaria della legge Bersani, l’attività commerciale può essere ritenuta presuntivamente abituale quando supera un ricavo netto di Euro 5.000 all’anno.

Se poi gli acquisti vengono fatti direttamente da Lulu, l’autore non è obbligato ad aprire la partita IVA in quanto il soggetto venditore è Lulu che ha sede negli USA. Se invece l’autore compra su Lulu i supporti materiali delle sue opere e poi li rivende, è obbligato ad aprire la partita IVA solo se tale rivendita diventa abituale sulla base di quanto sopra delineato. In ogni caso i diritti percepiti in qualsiasi forma per la vendita di opere dell’ingegno da parte di cittadini italiani sono soggetti all’imposta sui redditi, quindi vanno dichiarati e riscontrati con ricevute fiscali (se esente IVA nei termini suddetti) o fatture (se in regime IVA).

Di conseguenza per quanto riguarda i tributi per i diritti d’autore corrisposti direttamente da Lulu, è previsto solo che vengano dichiarati come reddito da lavoro autonomo: a tal fine si consiglia di conservare ogni documento che attesti la percezione dei diritti ed eventualmente ogni spesa correlata, poiché il reddito corrispondente è il risultato algebrico di ogni entrata ed uscita collegata alle opere. Per ogni altro dettaglio si consiglia di consultare chi provvede alla presentazione della dichiarazione dei redditi.

Un discorso particolare merita la vendita di opere comprate su Lulu e rivendute tramite le librerie, nonché in genere l’attività organizzata in forma di editore, per la quale sono previsti particolari adempimenti (vedi il sito web dell’Associazione Italiana Editori, sezione “diventare editori”): al proposito, segnalo la risoluzione Agenzia delle Entrate n. 132/E del 15 novembre 2004:

IRPEF/IVA – Attività di vendita diretta di libri ai rivenditori da parte dell’autore
L’autore di opere letterarie che provvede alla stampa del libro presso una tipografia di fiducia e alla vendita diretta presso le librerie previamente contattate, pone in essere un’iniziativa economica di tipo editoriale – commerciale, che genera proventi classificabili come ricavi e, quindi, ai fini delle imposte dirette, concorrenti alla formazione di reddito d’impresa.
La complessiva attività comporta anche la soggettività passiva ai fini Iva: sarà applicabile il regime monofase previsto per il commercio di giornali quotidiani, di periodici, di libri, dei relativi supporti integrativi e di cataloghi (articolo 74, comma 1, lettera c), Dpr n. 633/72), in quanto l’autore, intraprendendo l’iniziativa economica editoriale, assume anche la veste di editore.

Posted on Friday 03 of November, 2006

Lulu ed editoria telematica

Lulu fornisce uno spazio web dove pubblicare ciò che si vuole, quindi non interviene nella scelta dei contenuti pubblicati, nè li organizza in forma di testata editoriale. L’attività di pubblicazione su Lulu consiste nel mettere a disposizione del pubblico singole opere, a pagamento o meno. Quindi Lulu non può ritenersi una testata editoriale che fornisce informazione, quale un giornale telematico. Per intenderci, il paragone più azzeccato, anche se non esaustivo, potrebbe essere con una sorta di libreria o “mediateca” telematica contenente libri e files che si stampano su richiesta.

D’altronde qui in Italia, specie nel settore dell’editoria telematica, ci sono delle norme, spesso contorte e contraddittorie, che ostacolano la diffusione dell’informazione. Per esempio, sulla base del combinato disposto degli articoli 5 legge n. 47/1948, nonché 1, 3° comma legge 62/2001 ogni prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata, costituente elemento identificativo del prodotto, è sottoposto all’obbligo di registrazione presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi. Tuttavia, sulla base dell’art. 16 legge 62/2001 i soggetti tenuti all’iscrizione nel registro degli operatori di comunicazione ex art. 1, 1° comma, lettera a) numero 5), legge 249/1997 (ossia “i soggetti destinatari di concessione ovvero di autorizzazione in base alla vigente normativa da parte dell’Autorità – Garante nelle Telecomunicazioni – o delle amministrazioni competenti, le imprese concessionarie di pubblicità da trasmettere mediante impianti radiofonici o televisivi o da diffondere su giornali quotidiani o periodici, le imprese di produzione e distribuzione dei programmi radiofonici e televisivi, nonché le imprese editrici di giornali quotidiani, di periodici o riviste e le agenzie di stampa di carattere nazionale, nonché le imprese fornitrici di servizi telematici e di telecomunicazioni ivi compresa l’editoria elettronica e digitale; nel registro sono altresì censite le infrastrutture di diffusione operanti nel territorio nazionale”), registro tenuto dalla commissione per le infrastrutture e le reti presso il Garante nelle Telecomunicazioni, sono esenti dalla predetta registrazione. Inoltre, sulla base dell’art. 7, ultimo comma, d.lgs. 70/2003, “la registrazione della testata editoriale telematica è obbligatoria esclusivamente per le attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62”. Tutto questo giro di parole per concludere che in realtà l’editoria telematica non è soggetta ad alcun obbligo di registrazione (semmai sussiste l’obbligo di iscrizione al registro degli operatori della comunicazione, qualora si voglia dare un’interpretazione restrittiva alla norma anzidetta, ma ciò a mio avviso è decisamente opinabile), anche se ovviamente chi è esperto del settore sa benissimo che quelle provvidenze sono indispensabili, quindi, almeno per semplice opportunità, converrebbe provvedere all’iscrizione al registro degli operatori della comunicazione ex art. 1, 1° comma, lettera a) numero 5), legge 249/1997.

Proprio perché Lulu è una sorta di mediateca con stampa su richiesta, non può essere considerata una testata editoriale telematica. Sono gli utenti di Lulu stessi che, volendo mettere in vendita periodici d’informazione, provvedono ai relativi adempimenti sopra descritti.

Posted on Wednesday 25 of October, 2006

Citazioni e riproduzioni libere

L’art. 70 della Legge sul diritto d’autore dispone:

Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali. (…) Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.

Faccio un esempio di una classica nota di citazione in un saggio riferita ad una frase di un ipotetico libro che si chiama “Text” di John Smith tradotto da Giuseppe Rossi in un’opera pubblicata su Lulu nel 2006, per una frase riportata a pagina 23 di quest’ultima:

Cfr. John Smith, Text, traduzione a cura di Giuseppe Rossi, stampata da Lulu Press Enterprises, USA, 2006, pag. 23

Nel regolamento di attuazione della LDA viene poi quantificato il limite consentito per la citazione di opera letteraria: es. per la prosa, non oltre 12.000 lettere e per la poesia non oltre 180 versi con margine di 30 versi. Tale limite generico, da intendersi come giurisprudenziale poiché preso “in prestito” dalla disciplina specifica delle antologie scolastiche, è da considerarsi assoluto ma non sufficiente ad escludere violazioni in considerazione del contesto e delle finalità delle riproduzioni.

La citazione di leggi (intendo tutte quelle che vengono pubblicate nella gazzetta ufficiale e negli altri bollettini istituzionali, incluse quindi leggi e provvedimenti locali), è sempre consentita ed in qualsiasi misura perché la legge è di pubblico dominio, anzi, è dovere di ogni cittadino conoscerla (ignorantia legis non excusat). Gli altri provvedimenti provenienti dalle P.A. (purché non coperti espressamente da segreto) devono essere valutati caso per caso ma comunque deve essere rispettata la privacy dei destinatari dei provvedimenti, se ovviamente identificati o identificabili.

Se invece s’intende citare qualcuno per finalità meramente illustrative, quindi non di critica, nè di discussione, nè di insegnamento (a prescindere quindi dallo scopo lucrativo della pubblicazione dell’opera poiché per “concorrenza all’utilizzazione economica” s’intende sostanzialmente che l’opera non deve indurre l’acquirente a comprarla al posto di quella citata, quindi in effetti può anche essere venduta, alle predette condizioni), bisogna chiedere l’autorizzazione all’autore, a meno che l’opera citata non sia di pubblico dominio, cioè, nella stragrande maggioranza dei casi, se l’autore è morto da oltre 70 anni.

Il testo citato, per rientrare nella disciplina del suddetto art. 70, deve essere di una certa entità, perché se per esempio scrivo che Faletti ha usato la parola “cane” nel suo ultimo libro, non faccio una citazione rilevante, se invece cito una frase contenente originalità riconducibile all’autore, come un aforisma, allora sì. Si deve tener conto però che spesso gli autori si ripetono e, a meno che la frase citata non sia nota a tutti – ma non sia caduta nell’uso comune, circostanza che fa perdere il suo vincolo giuridico con l’autore – o non si dimostri in modo inconfutabile che chi l’ha citata ne era a conoscenza, quando si tratta di un breve aforisma è difficilissimo rilevare tale violazione.

Per quanto riguarda la citazione dei soli nomi o dei termini talmente brevi da non ricondursi alla fattispecie del suddetto art. 70, seppur ricollegati espressamente al nome di un autore, non sussistono particolari limiti.

In ogni caso qualsiasi tipo di citazione (costituita quindi sia da parti limitate del testo oppure da singoli termini, oppure dal solo nome di un altro autore), in considerazione del contesto in cui viene inserita, non deve offendere la reputazione del nominato o deturpare la sua immagine (anche di artista/autore) o violare la sua privacy. Inoltre, se si vuole attribuire al nominato dei fatti non reali o incerti, è opportuno specificarlo, anche solo in una nota.

Attenzione a non confondere la citazione ai sensi dell’art. 70 LDA, comunque consentita (purché, ripeto, a scopo “di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituisca concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera”, quindi la citazione non può essere inserita in un articolo di un giornale concorrente) e per la quale non è dovuto nulla (nemmeno agli editori), con la riproduzione totale o parziale ex art. 65 LDA, che dispone:

1. Gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l’utilizzazione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell’autore, se riportato. 2. La riproduzione o comunicazione al pubblico di opere o materiali protetti utilizzati in occasione di avvenimenti di attualità è consentita ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo, sempre che si indichi, salvo caso di impossibilità, la fonte, incluso il nome dell’autore, se riportato.

Una recentissima modifica legislativa ha inoltre aggiunto al primo comma il seguente:

1-bis. I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Tale modifica non intacca in alcun modo la citazione, bensì introduce l’obbligo di versare un compenso all’editore in caso di riproduzione.

Posted on Sunday 22 of October, 2006

Lulu, SIAE e Copyright

Questo è un collage dei miei interventi sul forum italiano di Lulu e del forum del gruppo Italy a proposito dei dubbi riguardanti la legalità di Lulu in rapporto alla legislazione italiana sul diritto d’autore.

L’art. 180 della Legge sul diritto d’autore (L. 633 /1941) indica la SIAE quale unico intermediario possibile nella gestione dei diritti patrimoniali d’autore, ma il comma 4 dello stesso articolo riconosce all’autore, ai suoi successori o agli aventi causa, la facoltà di esercitarli direttamente. Così come Ebay non figura da intermediario negli acquisti e nelle vendite in quanto fornisce solo uno spazio gestibile direttamente dagli utenti, Lulu non interviene attivamente nella gestione dei diritti d’autore poiché fornisce gli strumenti necessari per lasciarlo fare direttamente agli autori. A ben pensarci, infatti, se così non fosse nessun autore potrebbe gestire da sé i suoi diritti.

Quando un autore si iscrive alla SIAE (quindi tramite iscrizione in qualità di socio o anche di semplice mandato) per almeno cinque anni affida in esclusiva la gestione dei diritti patrimoniali su tutte le opere appartenenti alla categoria di competenza. Di conseguenza l’autore per almeno cinque anni non potrà altro che incassare, senza avere di fatto la possibilità di intervenire, tranne in poche eccezioni. I famosi bollini argentati non sono altro che una certificazione che attesta il pagamento dei diritti ai loro legittimi titolari iscritti alla SIAE, quindi non costituiscono un adempimento fiscale, nè un obbligo (fatta eccezione per i supporti multimediali, di cui si dirà in seguito), poiché chi decide di gestire i diritti per conto proprio non è tenuto ad applicarli (sebbene possa richiederli comunque per tutelarsi del tutto), a meno che la sua opera non contenga vincoli giuridici con altre opere i cui diritti sono tutelati dalla SIAE. Il problema è che iscriversi alla SIAE costa, e non poco, perciò solitamente solo gli autori già in carriera o certi di avere successo lo fanno.

Ad ogni modo gli obblighi previsti dalla legge riguardanti la SIAE non sono applicabili a Lulu per difetto di competenza territoriale, perciò gli autori possono tranquillamente mettere in vendita i libri su Lulu anche se sono iscritti alla SIAE: se però l’autore ha sottoscritto un contratto di edizione ancora efficace, deve assicurarsi che tale possibilità sia consentita.

L’esenzione però non si verifica nel momento in cui viene effettuata una massiccia rivendita di opere su supporti materiali acquistati da Lulu, per la quale invece sono vigenti gli obblighi riguardanti il bollino, da applicare sempre nel caso di opere multimediali (come si dirà in seguito) e per il resto solo se sussiste un vincolo giuridico tra l’opera in questione e autori associati alla SIAE. Naturalmente, in caso di contratto di edizione, è sempre necessario verificare tale possibilità.

Ribadisco che, in caso di iscrizione, le opere soggette agli obblighi SIAE sono solo quelle appartenenti al genere corrispondente alla sezione a cui si è iscritti nonché le opere che hanno un vincolo giuridico autorizzato (es. traduzione, derivazione, riproduzione, ecc.) derivante da diritti appartenenti ad altri soggetti e gestiti dalla SIAE.

In caso quindi di massiccia rivendita in Italia di supporti materiali acquistati su Lulu contenenti opere dell’ingegno tutelate dalla SIAE, sempre in assenza di alcun contratto di edizione o se in genere non sono stati ceduti in esclusiva diritti patrimoniali, bisogna applicare i bollini acquistati presso l’ufficio competente prima della rivendita. Per ogni informazione rimando al sito web della SIAE area Contrassegni (bollini).

Un trattamento speciale merita invece la questione dei bollini sui supporti multimediali. Dal 2000 infatti aggiungendo alla LDA l’art. 181 bis, il legislatore ha scelto, in modo assolutamente opinabile, di rendere obbligatoria per tutti l’apposizione dei bollini nella commercializzazione dei supporti (cd, dvd e quant’altro) contenenti software ed in genere suoni, voci e immagini in movimento. Ciò vuol dire che, sempre in caso di massiccia rivendita in Italia, per ogni cd o dvd dai predetti contenuti, a prescindere dall’iscrizione o meno alla SIAE, deve essere applicato il bollino pagando un importo minimo, oltre agli eventuali diritti spettanti agli iscritti SIAE. Tale disposizione ammette eccezioni per determinati tipi di software. L’argomento è approfondito nell’apposita sezione.

Il deposito alla SIAE, se non si è iscritti, serve solo a tutelare la paternità dell’opera, ma non è un requisito indispensabile per tutelarla. La legge sul diritto d’autore infatti tutela le opere sin dal momento in cui vengono create e sono suscettibili di essere trasmesse ad altre persone. Il problema è appunto dimostrare di esserne l’autore e di averla creata in un determinato momento. Per questo esiste il deposito alla SIAE, che però è costoso e non privo di difetti. In realtà anche la stessa pubblicazione su Lulu è un ottimo sistema per difendere le opere, in quanto il file viene trasferito ad un terzo imparziale che può attestarne la provenienza (almeno presunta ma comunque rilevante), l’integrità e la data in cui è stata creata. Un sistema ancora migliore è quello della marcatura temporale, economico e legalmente riconosciuto: per ogni dettaglio in merito rimando all’apposita sezione.

La scritta “copyright” e il relativo simbolo sono una vecchia usanza americana che solo un tempo avevano valore costitutivo del diritto d’autore ma che ora, sulla base della Convenzione di Berna, non sono più rilevanti poiché il diritto d’autore è tutelato a prescindere da alcuna scritta (a differenza del simbolo di registrazione per marchi e brevetti). Ciononostante è ancora usato per precisare l’anno di pubblicazione, ossia l’anno in cui l’opera è stata pubblicata per la prima volta. Tale indicazione temporale quindi non determina la durata dei diritti, che rimane quella prevista dalla convenzione di Berna (per i diritti di utilizzazione economica 70 anni dopo la morte dell’autore). Alla Convenzione di Berna aderisce la stragrande maggioranza dei paesi del mondo (quelli occidentali, tutti).

Il luogo di pubblicazione per le opere contenute in supporti materiali (libri, cd, ecc.) è il luogo in cui è avvenuta la stampa (art. 196 LDA). Per le opere che invece rimangono in formato digitale su internet, il luogo di pubblicazione, sulla base di un’interpretazione maggioritaria giurisprudenziale dell’art. 196 LDA, è quello in cui sono ubicati i server gestiti dal provider, quindi, nel caso di Lulu, gli Stati Uniti.

Questo è solo un incipit. In realtà l’argomento deve essere trattato in un contesto molto più ampio e articolato: nel presente sito è disponibile un vademecum che offre una panoramica più completa sul diritto d’autore italiano.

Posted on Wednesday 18 of October, 2006

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